Paolo Borchetta

Massimo Poggi
21 marzo 2016
Roberto Angelozzi
22 marzo 2016

Paolo Borchetta

Una passione nata come per molti da bambino costruendo i modelli Airfix in plasticanelle bustine trasparenti, dalle domeniche passate con mio padre all’ aereoporto Migliaretto di Mantova a guardare gli aeroplani e dai pomeriggi d’estate passati a giocare dentro la cabina di due Macchi 406 lasciati in disuso in una discarica nei pressi dell’ aeroporto. Un sogno nel cassetto lasciato a dormire per tanti anni, 20 per la precisione, girando il mondo in paesi dove il volo da diporto non esiste. Coronando il sogno di poter finalmente volare a 35 anni; la domanda che ne e seguita e’ come voglio volare. Avendo letto un po’ di tutto sull’aviazione e sulla storia dell’aviazione; la storia di Earl Jeppesen, fondatore dell’omonima ditta e pilota del servizio areo postale degli Stati Uniti negli anni 20, e del suo piccolo libro nero, mi ha colpito particolarmente. Il fascino di quei piloti del servizio postale Americano e di altri pionieri come loro, sui loro biplani, a percorrere rotte mai battute, navigando seguendo i treni si e’ rivelato un richiamo irresistibile. Lo Stearman mi ha permesso di riassaporare le sensazioni di quel periodo della storia dell’aviazione, un periodo in cui volare era fatica ma anche liberta’ assoluta e armonia (e qualche volta battaglia) con gli elementi. Volare con un biplano non e’ solo volare, e’ un’ avventura ed un’ esperienza che comprende rituali dimenticati come il far girare l’elica a terra prima della messa in moto, la vestizione, il profumo di olio bruciato, il pulirsi gli occhialoni dalle goccie di olio e sentire l’aereoche ti parla attraverso le vibrazioni delle controventature. Cose di un tempo passato che questa passione ci permette di rivivere con un salto indietro nel tempo ogni volta che ci infiliamo in quell’ abitacolo a cielo aperto.

Il mio Biplano

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