Sergio Valenti

Roberto Angelozzi
22 marzo 2016
Stefano Casonato
22 marzo 2016

Sergio Valenti

Da bambino, come tanti bambini, volevo fare il pompiere, da ragazzo mi piacevano i trattori e volevo fare il meccanico poi ho incontrato il volo ed è stata la grande passione giovanile che mi ha portato a farlo come mestiere. Ho avuto le innegabili soddisfazioni della carriera in linea, prima sui turboelica e poi sui jet commerciali ma ho sempre ricordato il piacere dei voli sul Cessnino e quell’atmosfera fatta di luce e odore d’erba misto a benzina, che si crea in certe ore nei piccoli aeroportini classificati field e municipal in Texas dove ho fatto le licenze; una magia che in questi anni, anche se ricchi di soddisfazioni, era venuta a mancarmi. Pomeriggio di inizio autunno di ritorno dal lavoro. Sto guidando su una provinciale in mezzo alla campagna: per aria davanti al parabrezza passa un elicottero. No non è un elicottero, cos’è? Non è neanche un aeroplano. O meglio lo è; ma è un biplano! Lo seguo per le strade di campagna perché voglio vedere dove atterra, se atterra. Trovato, ha appena spento il motore; e ritrovo anche la magia che mi era mancata in questi anni. Me ne accorgo quando sento che baratterei l’uniforme che ho ancora addosso con il caschetto ed il giubbotto in pelle del pilota che ancora sta ridendo, quando provo a sedermi dentro l’abitacolo e l’immaginazione mi riporta agli inizi e desidero tornare ad imparare abilità dimenticate e nuove e farlo con la macchina volante che è l’origine dell’Aviazione. Oggi continuo a fare il Pilota commerciale. Quando volo e guardo giù vedo la Terra scorrere come una carta geografica, i miei riferimenti hanno il nome di radiofari o punti immaginari nello spazio dai nomi misteriosi come Vulka, Lupos, Dixer; a dirmelo sono schermi a cristalli liquidi che mi dicono anche che sicuramente sono nel ventunesimo secolo. Quando posso salgo sul Biplano e cerco di fare l’Aviatore: cerco perché a volte quando sto per atterrare come quando faccio il Pilota, il Biplano mi tira le orecchie e mi fa rifare un giro. Guardo giù e vedo il paesaggio, i miei riferimenti sono fiumi, ferrovie e strade da seguire fino ai paesi. I nomi sono sulla carta se non se n’è volata via, sennò su un cartello letto col cannocchiale che mi dice anche “Benvenuti a…”. Che anno è? Dipende, se guardo l’autostrada o se guardo il fiume. Non ci sono schermi elettronici a dirmelo senz’appello; lo decide la mia immaginazione. Mi piace fare il Pilota e penso che gli Aeroplani quando passano veloci e frustano l'aria fanno scorrere un brivido sulla pelle a quelli che li vedono, ma preferisco fare l'Aviatore perché il Biplano quando passa fa vibrare l'aria e l’immaginazione di quelli che lo vedono; ma questo anche quando è fermo sul prato. Lui non ha bisogno di volare per stupire.

Il mio Biplano

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